Dalle ricerche archivistiche e bibliografiche svolte, risulta che le prime prove fotografiche eseguite in Gubbio risalgono agli esperimenti di Ciro Cinotti nel 1859, quando tentò di riprodurre le Tavole Eugubine.

Altre circostanze fanno però ritenere che l’introduzione in Gubbio della riproduzione mediante il dagherrotipo – antenato della fotografia vera e propria – sia avvenuta qualche anno prima (1855), perché dall’inventario delle proprietà del defunto cardinale Giuseppe Pecci emergono quattro dagherrotipi tra cui “la prospettiva dei tiratori, e Palazzo pubblico di Gubbio”. Si sa comunque che nel 1859 il fotografo Bernardino Castracane realizzò delle riproduzioni fotografiche e della sua esperienza il Cinotti si avvalse quasi certamente per introdurre la fotografia a Gubbio.

Gli succederanno diversi anni dopo Giovanni Battista Bonfatti e, soprattutto, Luigi Cappelli, che sarà il fotografo principale della città per oltre tre decenni, presso cui lavoreranno e si formeranno Zoe Rossi e Alfonso Gavirati. Parentesi significativa – seppur episodica – fu quella dei fratelli Alinari che all’incirca nel 1888 realizzarono una serie di scatti ai monumenti e agli oggetti d’arte più importanti della città.

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Museo Arti e Mestieri
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